Era il 2002. A quei tempi abitavo ancora in quel del Varesotto, a Sesto Calende. Si avvicinava l’estate, quando Marco, per tutti quanti il Gringo, mi propose una serata diversa: concerto di musica irlandese e spettacolo di danze, tutti in un finesettimana nella piazza principale di Sesto. Io, che non è che fossi uno che usciva tutte le sere, dissi di sì per curiosità e perché, dentro, ho sempre amato l’Irlanda. Non so perché, manco ci sono mai stato, ma l’ho sempre amata lo stesso.
La prima serata, il sabato, c’erano di scena di Gens d’Ys. “Ma chi saranno mai?” mi chiesi, mentre mi sistemavo sulla scomodissima seggiolina di plastica, tipica degli spettacoli all’aperto. Un gruppo di ragazzi di svariate età si presentarono sul palco, abbigliati sobriamente. Iniziarono musiche paragonabili alla country americana, pensai allora (ma oggi so che in realtà è la musica country a essere una pronipote della musica tradizionale irlandese) e il gruppo si mise a ballare. Danze interessanti, non c’è che dire. Anzi, più li guardavo e più mi veniva voglia di muovermi. La musica, la frenesia del ballo, l’atmosfera zanzarosa e calda, tutto faceva sì che le mie gambe e le mie braccia si muovessero a ritmo (le gambe a quello della musica, le braccia a quello degli insetti).
Ottimo spettacolo, quello di questi Gens D’Ys. E alla fine, grande ammucchiata in piazza, con un piccolo stage di danze. La prima che ci fecero provare si chiamava “Circle Circastle”, anche se loro la chiamavano amichevolmente “La Canadese” (mai capito poi il motivo, che c’entrerà mai col Canada…). Tutti intrecciati, a cerchio, si balla sempre con una partner diversa (che a volte è positivo, altre volte meno). Io mi imappinavo sui passi (che ridere, a pensarci adesso), mi muovevo goffo ma la sensazione più forte era ilarità. Avevo voglia di ridere (e se parlate con qualcuno che mi conosce, la cosa potrebbe stupirvi). Alla fine ero sudato all’inverosimile, mi ritrovavo umida pista aeroportuale per una manifestazione aerea di zanzare, ma ero contento, allegro, esaltato. Avevo voglia di andare avanti, anche se il mio corpo me lo sconsigliava. Seconda danza, più tranquilla e accompagnata dalle note di una marcia, era… ohibò, non mi ricordo il nome. So solo che era simpatica, allora. Dopo tre volte, iniziava a diventare leggermente noiosa… dopo 5 non ne potevi più e ti nascondevi in bagno pur di evitarla. Ma sto correndo troppo.
Finito lo stage, scoprii una cosa interessantissima: questi Gens D’Ys organizzavano corsi di queste danze. WOW! Sì, lo voglio, mi iscrivo subito! Quando si comincia? A ottobre? Ah… va beh, aspetterò e sarò sicuramente il primo degli iscritti. Gringo pare meno convinto: sì, forse, vediamo, non so, ne parliamo. In pratica, aveva già detto di no.
Alla fine, ottobre arrivò al galoppo, come fa tutti gli anni. A me, delle danze irlandesi era un po’ passata la voglia. Sì, sai com’è, la pigrizia, andare a letto tardi, sudare… io poi, quando inizio ad andare in palestra sono pieno di entusiasmo, ma dopo due settimane già non ne posso più. E alla fine ottobre passò, e io non mi iscrissi. Gringo, invece, sì. Alla fine di ottobre, verso il 20, iniziò a Milano il Capodanno Celtico. Il sabato mi feci convincere da Gringo ad andare giù, nella piazza dell’Arco alla fine di Parco Sempione. Ressa infinita, musica molto bella (nel frattempo mi ero molto appassionato alla musica tradizionale irlandese e soprattutto a un gruppo molto buono: gli Inis Fail, che restano, dopo 6 anni, tra i miei preferiti) ed ecco spuntare i Gens D’Ys. Non vi dico: nemmeno ballai, non so neanche perché, ma mi trovai comunque a ripensare a questa strana cosa delle danze. Sarà stato perché vedevo la faccia di Gringo, sorridente come non mai. Lo vedevo esaltato, OK goffo nei movimenti ma comunque era lì a provarci. Lui ci provava, lui che non voleva farlo all’inizio. Io, che all’inizio mi ero esaltato così tanto, stavo in disparte a guardare.
Il giovedì successivo, Gringo mi costrinse a seguirlo al corso. Va bene, ci vengo. Ah, senti, dobbiamo passare a prendere una ragazza che non ha la macchina ma vuole fare il corso. OK, vediamo. Anna, si chiama, Anna Grech, è polacca. Ohibò. Il giovedì in questione, per uno strano caso, era il giorno di Halloween, festa irlandese (che nessuno dica che è americana, se no divento una bestia). Andammo al corso, recuperando Anna. OK, ragazzi, oggi abbiamo due nuovi allievi. Conobbi Danilo, Andrea, Valerio, Germana, Alessandra (la prof), Monica e un sacco di altra gente. Lezione meravigliosamente massacrante, alla fine facevo fatica a reggermi in piedi, avevo muscoli doloranti ovunque, anche dove muscoli non ce ne dovrebbero essere. Però ero anche estremamente sereno e allegro, fantasticamente rilassato e tranquillo. Gringo, se ad Anna va bene, andiamo a farci una birra per Halloween? Anna, tu ci stai? Sentite, qualcuno vuole venire a bersi una birra con noi?
Alla fine, distrutti ma contenti, nel pub ci siamo io, Anna, Gringo, Andrea, Danilo, Monica e Alessandra. E’ un bel gruppetto, che ben presto diventerà molto affiatato. L’inizio di una lunga amicizia con alcuni membri del gruppo, che dura a tutt’oggi…
Queste per me sono le danze irlandesi. Amicizia, serenità, allegria, voglia di muoversi e soprattutto massacrante attività aerobica. E’ meglio dell’aquagym! Sono passati sei anni, da tre non ballo ma non passa anno senza che la voglia di ritornare a ballare non mi torni. E quest’anno, con un corso organizzato nel giorno e all’ora giusti, ricomincio a Milano. Ho proprio voglia di ballare, anche se la mia qualità resta quella che è…
Ma alla fin fine, cosa c’è di così bello in queste danze? Non saprei dirlo. Forse è il fatto che per la maggior parte, si balla in gruppo. Forse è la stanca soddisfazione dopo una serata danzante, forse è l’energia che sprigionano i passi, forse è la musica che trascina e fa venir voglia di ballare ancora, e ancora. Probabile che sia un mix di tutto questo e di altro ancora, come l’amicizia, la facilità con cui si comunica con gli altri ballerini. Forse c’è anche qualcosa di atavico, una spinta a balli tribali con musiche molto ritmate da tamburi di pelle. Fatto sta che, una volta provate le danze irlandesi scozzesi e bretoni, è difficile, molto difficile farne a meno.
Dedico questo a Gringo, Anna, Danilo, Valerio, Germana, Susanna, Alberto, Letizia, Patrizia, agli insegnanti Alessandra, Ilaria, Alessia, Cristian, Angelo. La mia gratitudine va sicuramente a Umberto, il creatore megalomane dei Gens D’Ys! Senza di lui, non sarei qui a decantare le lodi della danza irlandese.
Postato in: cazzeggio | Messo il tag: ballare, danze irlandesi, gens d'ys, hornpipe, irish dancing, jig, musica, reel
Quello che hai scritto è bellissimo e ha fatto eco con l’alchimia sperimentata quando ho iniziato a ballare irlandese e che continuo a vivere anche adesso, (perchè poi ne noen fai più a meno!).
Ci siamo comosciuti durante una faticosissima Walls of Limmerik, se non sbaglio..
Sarò felice di rivederti di nuovo fra noi, ballerini felici, accaniti ed esausti.
a presto
Patrizia