Il mio lavoro mi soddisfa. Faccio parte della redazione di una minuscola casa editrice, dedita alla pubblicazione di riviste dedicate al mondo dei giochi di logica, dal Sudoku ai crucipixel, dal tatami alla battaglia navale, fino alle griglie logiche. Il mio lavoro, per la maggior parte, mi diverte assai. L’unico problema è una mia certa tendenza alla distrazione, a perdermi un po’ via mentre dovrei lavorare (come adesso, per fare un esempio). A parte il certosino controllo della rivista prima della mandata in stampa, che è un lavoro estremamente noioso e che richiede una dose notevole di concentrazione, penso anche di essere bravo.
Quello che il mio lavoro ha che non va, a questo punto, è il fatto che gli uffici si trovano nel centro di Milano, a pochi passi dalla Stazione Centrale. Peccato che io, da ormai 3 anni, non prenda più il treno per venire a Milano. Il fatto di viaggiare in bus per i 40 km che separano Crema da Milano, rende l’inizio e la fine di ogni mia giornata un supplizio pendolaristico. Sveglia alle 6:30, uscita di casa alle 7:00, bus alle 7:15. Arrivo a Milano (fermata del metrò) tra le 8:00 e le 8:15, più una mezz’oretta di metrò fino all’ufficio. Morale della fiaba, ogni mattina esco alle 7:00 e arrivo in ufficio, se va bene, alle 8:45. Stessa cosa dicasi per il ritorno: fine lavoro alle 18:00, mezz’oretta di metrò, bus, se va bene, alle 18:40, arrivo in casa alle 19:40. Di nuovo, oltre un’ora e quaranta minuti per gli spostamenti. Totale, tre ore e venti. Ogni giorno perdo tre ore tra andare e tornare. Di queste tre ore, che io possa utilizzare per fare altro rimangono poco più di 90 minuti, giusto il viaggio in bus (sempre che non sia affollato).
Il problema è che io sono sempre stato un pendolare. Dalla scuola, a oltre 30 km, ai primi impieghi, tutti tra Varese e Milano, con viaggio minimo di mezz’ora. E’ da qualche mese, ormai, che non sta diventando sempre più difficile per me accettare questa situazione. Ma quali soluzioni ci sono? Abitare a Milano? Non posso permettermelo, con lo stipendio da metalmeccanico che la casa editrice mi paga. Cambiare lavoro? Difficile, a 37 anni, nel mondo in cui viviamo oggi.
Una soluzione, effettivamente, ci sarebbe, e proviene dalla mia personalità. In quanto estremamente curioso, tendo a sapere abbastanza cosa su una quantità di argomenti, pur non avendo il sapere totale di un argomento specifico. Insomma, sono abile in tante cose, ma esperto in nessuna. Per esempio, sono in grado di costruire siti web, non con flash o con una solida programmazione, ma siti statici o vagamente dinamici sono in grado di realizzarli; in più, conosco abbastanza bene le meccaniche dei motori di ricerca, potendo quindi lavorare per ottimizzare un sito web perché possa essere più visibile. Mi piace costruire loghi. Conosco benissimo (questo sì è un campo nel quale eccello) l’inglese, che per me è sempre stata una prima-lingua-e-mezzo. Sono piuttosto bravo a insegnare, cosa che potrei sfruttare sia in ripetizioni che in corsi d’inglese nelle aziende (che ho già fatto con discreto successo). Sono diplomato traduttore, con alle spalle un lavoro per la Rizzoli (9 anni fa, vero, però sono comunque in grado di tradurre da e verso l’inglese). Sono un videogiocatore, appassionato di videogame per PC, ma conosco anche piuttosto bene i giochi logici, per alcuni dei quali so costruire schemi validi. Sono appassionato di cinema e DVD, anche se non so questo dove potrebbe portarmi.
La soluzione cui accennavo sarebbe, ovviamente, mettermi in proprio, farmi la partita iva e lavorare da casa, facendo probabilmente di tutto un po’, tra siti web personali e aziendali, traduzioni, lezioni e ripetizioni, schemi di giochi logici per la mia casa editrice o per altri. Ci sono molte cose che potrei fare, che mi permetterebbero di lavorare a casa o comunque nei dintorni di Crema. Sono convinto che potrei fare molto bene.
Ottimo, mi è stato più volte detto, e allora perché non lo fai? Perché non ti butti su un’attività in proprio, di telelavoro? Al momento, le ragioni che posso dare sono due.
1. Sono una persona poco capace di organizzare il proprio tempo e il proprio lavoro. La mia tendenza a distrarmi e a posticipare potrebbe crearmi non pochi grattacapi, nel caso di consegne urgenti.
2. Ho paura. Paura di non riuscire a gestire tutto questo, paura di ritrovarmi senza un lavoro, senza ferie pagate, senza malattia pagata, senza la sicurezza data dal lavoro fisso. Paura di non riuscire a trovare altri lavori nel caso dovesse fallire questa idea. Paura di caricare sulle spalle di mia moglie questo fallimento, di non essere in grado di pagare l’affitto o il mutuo, qualora ci fosse, considerando che lei, al momento, guadagna meno del magro bottino che porto a casa io.
Lavorare da casa sarebbe un sogno, sicuramente, ma ho così tante possibilità di fallire che il terrore mi attanaglia e non mi lascia libero. Quello che mi manca, in tre parole, è il coraggio di cambiare. Cambiare vita e abitudini, imparare alla soglia dei 40 anni a organizzarmi, a modificare il mio modo di fare le cose.
Lasciare il noto per l’ignoto, lasciare la sedia calda per non so cosa, lasciare la sicurezza economica, per quanto magra, per una professione che potrebbe darmi grandi soddisfazioni a livello anche monetario, ma che avrebbe certamente dei periodi di stanca, come l’estate (ho svariati esempi di lavoratori in proprio che in estate devono tirare la cinghia perché, fondamentalmente, d’estate il lavoro non c’è).
Dove lo trovo, il coraggio di cambiare la mia vita?
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